Accordo di libero scambio UE-India: cosa prevede e perché è importante per il commercio internazionale

02.25.2026
accostamento delle due bandiere di UE e India per simboleggiare il nuovo accordo di libero scambio tra i due paesi (free trade agreement)

L’Unione Europea e l’India hanno annunciato a fine gennaio 2026 la conclusione dei negoziati per un Accordo di libero scambio (FTA) che, per dimensioni economiche e popolazione coinvolta, è destinato a pesare parecchio sulle rotte commerciali globali. Il punto non è solo “tagliare i dazi”: qui si parla di rendere più semplice, più prevedibile e spesso più veloce vendere e comprare tra due mercati già molto interconnessi, ma ancora frenati da tariffe alte e da una burocrazia non sempre lineare.

A che punto siamo e cosa cambia davvero

Per iniziare, è utile chiarire che l’accordo arriva dopo un percorso lungo: i negoziati erano partiti nel 2007, si erano fermati e sono ripartiti nel 2022, fino alla chiusura politica di gennaio 2026.

Riguardo a cosa cambia davvero, le istituzioni UE parlano di liberalizzazione molto ampia: in sintesi, l’India eliminerà o ridurrà dazi su una quota molto rilevante delle esportazioni europee; dal lato UE, l’accesso per i prodotti indiani diventa più agevole su gran parte delle linee tariffarie. La Commissione sottolinea anche l’impatto economico atteso: l’accordo dovrebbe far crescere fortemente le esportazioni di beni UE verso l’India entro il 2032 e generare risparmi annui sui dazi per circa 4 miliardi di euro.

Dazi, servizi e regole: le leve principali dell’accordo

A causa di tariffe storicamente elevate su molti prodotti, l’India era un mercato “promettente ma impegnativo” per tante imprese europee. L’FTA interviene proprio lì: riduzioni tariffarie, procedure più snelle e un quadro più stabile per esportare. Per esempio, nel documento Q&A della Commissione si citano tagli significativi su categorie come macchinari, chimica e farmaceutica, e un percorso di riduzione molto marcato anche per le auto, con contingenti tariffari.

In più, c’è un capitolo servizi che vale oro per chi lavora con supply chain internazionali: accesso più prevedibile al mercato indiano in ambiti come servizi finanziari e servizi marittimi, con impegni definiti “ambiziosi” dalla Commissione.
E poi c’è un tema che spesso viene sottovalutato finché non si deve spedire davvero: le regole di origine. Sono quelle che stabiliscono quando una merce può beneficiare delle preferenze tariffarie. In altre parole, non basta “passare” dall’India o dall’UE: servono lavorazioni sostanziali e documentazione corretta, proprio per evitare triangolazioni.

Cosa importa l’UE dall’India?

Qui conviene guardare ai numeri ufficiali: nel 2024 l’UE ha importato dall’India beni per circa 71,3 miliardi di euro, con una crescita rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda la composizione, tra le voci più rilevanti figurano macchinari e mezzi di trasporto, chimica, metalli e semilavorati, prodotti minerali e tessile.

Cosa esporta invece?

Dal lato opposto, nel 2024 l’UE ha esportato verso l’India circa 48,8 miliardi di euro di beni.

Le principali categorie restano coerenti con la specializzazione industriale europea: macchinari e apparecchiature, mezzi di trasporto e prodotti chimici. Questo evidenzia un punto pratico: l’accordo non riguarda solo “più scambi”, ma anche scambi spesso ad alto contenuto tecnologico, dove tempi doganali, certificazioni e affidabilità della logistica fanno la differenza.

Impatti su logistica internazionale e spedizioni container

Ma cosa significa questo, concretamente, per chi muove merce? Se i dazi scendono e le procedure si semplificano, di conseguenza aumentano i flussi e la pressione su porti, feeder, interporti e magazzini, specialmente sulle tratte Asia-Europa. Nel frattempo, diventano ancora più cruciali tre aspetti operativi: corretta classificazione doganale, gestione dell’origine preferenziale e pianificazione documentale, perché l’accesso ai benefici dell’FTA passa da lì.

Un altro punto da considerare è la prevedibilità. Un accordo “moderno” mira a ridurre quell’area grigia fatta di interpretazioni, richieste aggiuntive e tempi variabili. Questo, per chi spedisce container regolarmente, si traduce spesso in meno soste inattese e in una migliore programmazione degli arrivi, soprattutto quando ci sono finestre produttive o consegne just-in-time.

Sostenibilità, lavoro e compliance

L’FTA include anche impegni su commercio e sviluppo sostenibile: ambiente, clima, diritti dei lavoratori e meccanismi di attuazione. È importante ricordare che questi capitoli non sono “decorativi”: nel tempo possono incidere su requisiti di tracciabilità e controlli lungo la catena del valore.

Oltretutto, per molte imprese europee la compliance è già un tema quotidiano tra dichiarazioni, audit e standard di filiera: l’accordo può aiutare a vendere di più, ma non sostituisce il lavoro di presidio su documenti e processi.

Come prepararsi all’accordo UE-India: qualche consiglio pratico

Prima di tutto, ha senso mappare prodotti e rotte: quali codici doganali, quali incoterms, quali stabilimenti e quali lavorazioni incidono sull’origine. Poi, vale la pena notare che l’India e l’UE hanno già volumi importanti: nel 2024 il commercio bilaterale di beni ha raggiunto circa 120 miliardi di euro, quindi l’accordo si innesta su una base reale, non su una promessa astratta.In ultimo, per trasformare l’FTA in vantaggio competitivo serve una regia logistica: scelta dei porti, tempi di transito, buffer stock, e soprattutto gestione doganale senza improvvisazioni. Se volete capire come l’accordo UE-India può impattare sulle vostre spedizioni e su costi, tempi e documentazione, non esitate a contattare CTI: possiamo aiutarvi a leggere il nuovo scenario e costruire una strategia operativa su misura, affiancandovi passo-passo dalla consulenza doganale fino alla pianificazione delle spedizioni container.