Il panorama del commercio internazionale verso gli Stati Uniti ha subito una scossa improvvisa proprio mentre le aziende stavano prendendo le misure con i regolamenti introdotti lo scorso anno. Se nell’agosto del 2025, nel nostro articolo esplicativo, parlavamo di un’espansione della pressione fiscale basata su poteri di emergenza, oggi ci troviamo a commentare una sentenza storica che ha ribaltato le basi legali di quelle decisioni. Questo aggiornamento, quindi, si propone di fornire chiarimenti sulle novità più significative che recentemente hanno sconvolto la situazione.
Per chi si occupa di logistica e spedizioni via container e aereo, questi non sono solo dei cambi di normativa ma rappresentano un’ opportunità di recupero finanziario unita alla necessità di adeguarsi a un nuovo regime tariffario.
La sentenza della Corte Suprema del 20 Febbraio 2026 sulla cancellazione dei dazi IEEPA
La data che ha segnato l’inizio di questa nuova fase è il 20 febbraio 2026. Con una decisione che ha sorpreso molti osservatori, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che i dazi imposti nell’aprile del 2025 non erano legalmente autorizzati. Il punto centrale della questione riguarda l’International Emergency Economic Powers Act, abbreviato spesso come IEEPA. I giudici hanno stabilito che questa legge non concede al Presidente il potere di imporre tariffe in modo così ampio senza una specifica approvazione del Congresso.
Questa sentenza ha tolto valore legale a tutte le misure che avevano appesantito le importazioni negli ultimi mesi. Di conseguenza, il governo ha interrotto la riscossione dei dazi basati sulla IEEPA a partire dal 24 febbraio 2026. Molte imprese che avevano subito l’aumento dei costi ora possono guardare con sollievo a una barriera che è ufficialmente caduta, anche se la gestione amministrativa del passato richiede ancora un ultimo sforzo burocratico per essere sanata del tutto.
Le politiche di rimborso
Il recupero delle somme versate non avviene in modo automatico ed è necessario che l’importatore (Importer of Record) intraprenda azioni specifiche. Il primo passo fondamentale consiste nell’accedere al portale ACE (Automated Commercial Environment) per estrarre il report di tutte le spedizioni effettuate tra aprile 2025 e febbraio 2026. È necessario isolare le righe tariffarie relative ai dazi IEEPA e verificare lo stato di ogni singola “Entry”. Da questa verifica dipenderà la strategia da adottare.
Per le spedizioni entrate negli Stati Uniti negli ultimi mesi che non sono ancora state liquidate, la via più rapida è la Post Summary Correction. Questa correzione elettronica permette di emendare i dati della dichiarazione prima che il processo doganale si chiuda definitivamente. Se invece la spedizione risulta già passata in stato “liquidated”, la legge prevede una finestra di soli 180 giorni dalla data di liquidazione per presentare un Protest formale tramite il CBP Form 19. In questo documento bisogna citare esplicitamente la sentenza della Corte Suprema e richiedere il ricalcolo dei dazi con la restituzione delle eccedenze e dei relativi interessi.
Un’importante novità tecnologica riguarda il sistema CAPE (Consolidated Administration and Processing of Entries) che il Customs and Border Protection sta rendendo operativo proprio in queste settimane. Questo nuovo portale permetterà ai broker di caricare file in formato CSV contenenti lunghe liste di spedizioni per richiedere rimborsi massivi in un’unica soluzione. Infine, è bene ricordare che dal 6 febbraio 2026 il governo americano non emette più assegni cartacei. Per ricevere il denaro, ogni azienda deve obbligatoriamente completare l’iscrizione al programma ACH (Automated Clearing House) per consentire il trasferimento elettronico dei fondi direttamente sul conto corrente.
Nuovi dazi USA 2026 del 15% e l’applicazione della Section 122
Mentre si procede con le pratiche di recupero per il passato, è necessario fare i conti con una nuova misura che l’amministrazione ha introdotto per bilanciare gli effetti della sentenza. Per rispondere velocemente al vuoto normativo, la Casa Bianca ha attivato la Section 122 del Trade Act del 1974. Questa legge permette di imporre tariffe temporanee quando esiste la necessità di proteggere la bilancia dei pagamenti nazionale da squilibri eccessivi.
A partire dal 24 febbraio 2026, è entrato in vigore un nuovo dazio globale del 15% che si applica alla maggior parte delle merci importate nei porti americani. Questa misura ha una validità massima di 150 giorni e rappresenta lo strumento scelto per mantenere alta la pressione fiscale in attesa di nuove disposizioni legislative. Trattandosi di un fondamento giuridico diverso dalla IEEPA, questo nuovo prelievo non è toccato dalla decisione della Corte Suprema e deve essere inserito correttamente nei calcoli del costo allo sbarco. Per le aziende di logistica questo significa che la pianificazione dei costi deve rimanere flessibile, poiché la scadenza di luglio 2026 potrebbe portare a un nuovo cambiamento delle aliquote o a nuove decisioni del Congresso.
Ripercorriamo l’evoluzione dei dazi USA in questo rocambolesco 2025
Nel corso del 2025, come tutti sanno, i dazi doganali USA hanno ridefinito profondamente le relazioni commerciali globali con Canada, Messico, Cina ed Europa, mettendo a dura prova le catene logistiche e le strategie d’export.
Abbiamo già parlato nell’articolo precedente di quanto concerne la guerra commerciale tra USA e CINA, per questo ora ci teniamo a illustrare l’evoluzione dei dazi a livello globale e con un particolare focus sull’Unione Europea, le risposte di quest’ultima, gli effetti su specifici settori e sull’export del Made in Italy, insieme all’ultimo negoziato tra la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il Presidente Donald Trump.
Partiamo dal 1° febbraio 2025. In questa data, il Presidente Trump ha firmato ordini esecutivi imponendo dazi del 25% su merci da Canada e Messico (con energia canadese al 10%) e un 10% sulla Cina, motivando l’intervento con ragioni legate alla crisi degli oppioidi.
Dopo un periodo di sospensione, dal 4 marzo le tariffe sono state ripristinate: quella cinese è salita al 20%, mentre per Canada e Messico è rimasta al 25%. Il 2 aprile, noto come “Liberation Day”, è entrato in vigore un sistema di “dazi reciproci”, variabili tra 10% e 50%, interessando circa 180 Paesi, con aliquota UE al 20% e Cina al 34%. Parallelamente, l’acciaio e l’alluminio sono stati tassati fino al 50%, senza più esenzioni.
Questa escalation ha creato incertezza, spingendo molti operatori a rivedere fornitori e logistica, anche alla ricerca di rotte alternative.
Le contromisure dell’Unione Europea ai dazi USA introdotti a febbraio 2025
In risposta, l’Unione Europea ha immediatamente predisposto misure di ritorsione su circa 21 miliardi di euro di beni USA, con dazi compresi tra 10 e 25% su prodotti come jeans, moto, succo d’arancia e macchinari. Tuttavia, per favorire il dialogo, Bruxelles ha sospeso quest’azione fino al 14 luglio, quindi di nuovo fino al 7 agosto 2025.
Parallelamente, come vedremo meglio nei prossimi paragrafi, è stata fatta un’offerta politica agli USA: un accordo “zero‑for‑zero” sui beni industriali come auto, farmaci e macchinari, insieme all’impegno a rinegoziare le tariffe se gli USA accettano posizioni simili.
Grazie a queste mosse, l’UE ha evitato escalation incontrollate ed è riuscita a mantenere aperto il canale negoziale.
Dazio USA‑UE: cos’è il nuovo dazio 15% “All inclusive” e quali prodotti include
Come anticipato poc’anzi, alla fine di luglio (precisamente il 27), a Turnberry in Scozia, Trump e Von der Leyen hanno concordato un accordo politico: un dazio import USA del 15% “all‑inclusive”, in vigore dal 1° agosto 2025 per la maggior parte delle merci europee. Il nuovo schema sostituisce la minaccia di un 30%, ma acciaio e alluminio resteranno tassati al 50%, benché Bruxelles stia negoziando una possibile sostituzione con un sistema di quote. Inoltre, è stata introdotta una clausola “zero‑for‑zero” esentando prodotti strategici come aeromobili, farmaci generici, chip per semiconduttori, alcune risorse critiche e prodotti chimici selezionati.
Successivamente, con un ordine formale, l’esecutivo ha rinviato l’entrata in vigore dell’accordo al 7 Agosto.
Ripercussioni dei dazi USA‑UE sul settore del vino
Tra i settori più colpiti, il vino esportato negli USA è tassato al 15%, con una stima di danno economico di circa 317 milioni di euro nel primo anno, cifra che può salire oltre i 460 milioni in caso di cambio euro‑dollaro sfavorevole.
Questa misura rappresenta un duro colpo per la competitività del vino italiano, già messo alla prova dallo scenario geopolitico.
Mentre i dazi sulle auto importate dall’Europa scenderanno al 2,5%
L’accordo del 15% non cambia la tariffa complessiva sulle auto europee, che rimane al 27,5% (2,5% MFN + 25% Sezione 232), poiché le automobili non sono incluse nell’accordo “all‑inclusive”.
In effetti, il dazio doganale USA su auto rimane elevato, e le imprese del settore restano esposte in modo rilevante.
Ripercussioni del dazio al 15% sull’export italiano
Oltre al vino, il dazio del 15% potrebbe costare fino a 22 miliardi di euro all’export italiano in settori come moda, farmaceutica e agroalimentare, se non si otterranno ulteriori esenzioni specifiche.
Questo impone una riflessione strategica su come ripensare catene globali, pricing, logistica e diversificazione dei mercati.
Von der Leyen e le tariffe zero per zero sui prodotti strategici
Ursula von der Leyen ha posto al centro dell’accordo transatlantico l’esenzione reciproca “zero‑for‑zero”: un impegno politico a mantenere tariffe zero su aeromobili, componenti, farmaci generici, chip tecnologici e materie prime critiche. Questa scelta punta a tutelare settori industriali strategici vulnerabili e a preservare la continuità tecnologica nei due mercati, creando al contempo opportunità di armonizzazione regolamentare.
In conclusione, i dazi USA del 2025 hanno destabilizzato rapporti commerciali consolidati, ma l’accordo del 15% “all‑inclusive”, pur limitato, ha fornito più stabilità rispetto a minacce precedenti. Le contromisure europee e la scelta di privilegiare un dialogo negoziale hanno consentito di evitare escalation irreversibili. È fondamentale per le aziende italiane comprendere le nuove tariffe per proteggere export e supply chain.
CTI resta a disposizione per offrire supporto concreto: grazie alla nostra expertise, possiamo guidare le imprese nella riorganizzazione delle rotte logistiche, nella mitigazione delle tariffe e nell’individuazione delle esenzioni da sfruttare nel nuovo contesto globale.
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